martedì, dicembre 20, 2011

L'Utopia si avvicina.


Il bello del calcio è anche il contatto fisico. Sentire l’avversario vicino, sudare e lottare con lui per uno stesso pallone, e poi, perché no?, provocarlo, dargli calcetti, trattenerlo, sussurrargli apprezzamenti su sua madre…tutto ciò ha sempre costituito parte del fascino di questo sport, e in particolare dei difensori sudamericani.
Perciò, quanto andato in scena ieri allo Yokohama Stadium va considerato un affronto alla tradizione di questo gioco: scesi in campo come tutti i fine settimana, i signori Bruno Rodrigo, Edu Dracena e Durval hanno avuto come unico fugace contatto con l’avversario la stretta di mano prima del fischio d’inizio. Dopo invece il tempo lo hanno passato a chiedersi chi diavolo dovessero mai marcare. E non appena cominciavano a considerare l’ipotesi di ritirarsi dal campo per mancanza di lavoro, ecco che il Barcelona aveva già segnato.

Se il Barça generalmente le semifinali le supera in modo discutibile (Ovrebo e l’espulsione di Pepe), ad ogni finale invece ci tiene a fare le cose in grande. Roma 2009 e Londra 2011 sono non a caso fra le gare migliori di tutta la gestione Guardiola, e la partita di ieri non fa eccezione, se non per la qualità minore (ma tutt’altro che bassa!) di un avversario forse poco abituato al giorno dopo giorno degli avversari europei e spagnoli del Barça, che ne seguono l’evoluzione da vicino e quindi non esitano a modificare il loro assetto abituale pur di trovare la giusta contromisura difensiva.
Il Santos non è sembrato nutrire eccessivamente questa preoccupazione, e si è presentato con le sue due punte più trequartista per giocarsela senza tante storie. Premettendo che non sono un esperto della squadra brasiliana, forse mantenere il terzetto offensivo non è stata la migliore idea.
Paulo Henrique "Ganso", della cui ostentata e anticonformistica lentezza mi dichiaro fan, può costituire un’arma difensiva in partite nelle quali la sua capacità di tenere palla permette alla squadra di raccogliersi nella metacampo avversaria, ma contro il Barça questa non è una strategia realistica. Privato di tale contesto, Ganso rimane soltanto un tizio che trotterella, e che difficilmente può darti qualcosa in ripiegamento o costituire un serio ostacolo alle linee di passaggio blaugrana nel primo pressing.
Se a questo aggiungiamo che il Barça col 3-4-3 già di suo è difficilmente difendibile sui cambi di gioco (perché le opzioni di passaggio da difendere in zona centrale son talmente tante che cambiando fronte un centrocampista catalano si trova quasi sempre libero), dover coprire in ampiezza con soli 3 mediani, una volta tagliati fuori Ganso-Neymar-Borges, diventa quasi impossibile. Forse un 4-4-1-1 più bloccato, con Ganso staccato dal centrocampo a supporto del solo Neymar avrebbe potuto limitare i danni. Forse.

Ipotesi che lasciano il tempo che trova viste le dimensioni della superiorità culè, e la non eccezionale rigidità difensiva dell’avversario non ha fatto che esaltare l’idea di Guardiola. A ragione si parla di idea, e non di modulo, perché è impossibile schematizzare, fissare in qualche formula numerica come gioca questa squadra. Non esiste lo schema, esiste il sistema di gioco, e all’interno del sistema non esistono i ruoli ma solo e soltanto il concetto di spazio. In fondo è quello che ha sempre contato, che gli spazi vengano coperti da tutta la squadra, e non conta a chi tocca rubare palla, a chi crossare e a chi concludere. Quelle sono forzature che non rendono giustizia alla complessità di un gioco nel quale non esiste una separazione netta fra difesa e attacco e ogni fase prepara l’altra.
Quindi tre difensori, cui non per questo viene impedito di aggiungersi al centrocampo in fase di costruzione, due ali in partenza molto larghe (ma un po’ meno rigide rispetto ai primi tentativi con questo modulo: ora nelle sporadiche occasioni in cui tagliano dentro sono Messi da un lato e Iniesta dall’altro ad allargarsi un po’, senza dimenticare gli spostamenti di Cesc) e il resto un caos super-organizzato del quale il Santos non ha capito nulla. 3-4-3? 3-3-4? 3-7-0 come dice Muricy Ramalho? Che importa, gli spazi erano comunque tutti loro.
Emblematiche le azioni del primo e del secondo gol: non si tratta di un semplice vezzo per dire “quanto sono figo che gioco senza ruoli”, è che se l’avversario non sa mai chi occuperà quello spazio, se nessuno lo presidia staticamente ma c’è comunque sempre qualcuno che vi si inserisce, difendere diventa un rompicapo.

Si può leggere la storia stessa della gestione di Guardiola come la corsa verso un livello sempre superiore di astrazione, anno dopo anno. Senza mai fare il passo più lungo della gamba, ma avvicinandosi pian piano all’utopia.
Ereditate le mollezze degli ultimi anni di Rijkaard, la prima preoccupazione fu quella del pressing e della profondità. Confrontato con quello di adesso, il Barça tanto mitizzato del Triplete era una macchina dalla complessità minima. Squadra che nell’elaborazione del gioco si limitava sostanzialmente al lato destro: Alves terzino, Xavi mezzala e Messi attaccante esterno. Da questa parte si dettano i tempi, si fraseggia più fitto, si attira l’avversario e si crea lo spazio per poi concludere sul lato sinistro, che si limita più ad attaccare lo spazio senza palla (Henry, Abidal). La variante per creare superiorità è Iniesta mezzala sinistra, che però fa più la differenza con le sue accelerazioni palla al piede che all’interno di un circuito sviluppato come quello del lato destro.
Un assaggio di quello che verrà lo si ha però nella funzione dei difensori, il cui ruolo specifico sfuma fino ad assumere le sembianze di centrocampisti aggiunti: Piqué e Márquez non solo cambiano gioco verso le ali come avveniva con Rijkaard, ma in maniera sempre più pronunciata fanno filtrare passaggi verso la trequarti e portano palla fino a dividere l’attenzione dei mediani avversari e liberare più spazi per Messi, Iniesta e Xavi.

La stagione dopo la tattica è molto condizionata dal problema-Ibrahimović, il cui inserimento si rivela infelice, costringendo Guardiola a soluzioni provvisorie come il 4-2-3-1 per liberare Messi nella celebre quaterna all’Arsenal e nelle altre ordinarie follie dell’argentino. È nella stagione scorsa, la 2010-2011, che Guardiola tenta un passo avanti sulla strada dell’astrazione con due mosse soltanto intraviste nelle stagioni precedenti.
La prima è l’ormai famosa "salida lavolpista". Di cosa si tratta? Ad inizio azione, il vertice basso del centrocampo retrocede fra i due difensori centrali per avere la superiorità sul pressing avversario, che solitamente prevede due attaccanti. Nel mentre, la posizione molto avanzata dei terzini permette alle due ali di accentrarsi e quindi guadagnare opzioni di passaggio in mezzo. Guardiola insiste su questo meccanismo nel primo mese, ma poi si accorge che non funziona, perché Busquets retrocede ma non dà un reale vantaggio sulla prima linea avversaria, fatica a superarla e ad aggiungersi poi a centrocampo, che è il momento in cui si concretizzerebbe il reale vantaggio di questo stratagemma. Pep torna sui suoi passi, e a una normale “salida” nella quale ai due difensori si avvicina di volta in volta una delle due mezzeali per ricevere.
Se Busquets “falso difensore” non ha successo, ha un successo clamoroso invece Messi falso centravanti in pianta stabile. Storia arcinota: nello spazio fra le linee i movimenti dell’argentino non solo risultano di difficile lettura, ma calamitano gli avversari liberando i compagni. A differenza dell’anno del Triplete, Messi al centro attiva entrambi i lati. In tutto il fronte offensivo, il Barça crea agevolmente situazioni di superiorità.
Infine, siamo alla cronaca. L’ultima evoluzione è il "3-3-quello-che-vi-pare". Cesc diventa un secondo falso centravanti, Iniesta un po’ mezzala un po’ trequartista un po’esterno, Alves terzino ala e centrocampista nel corso della stessa partita. Tutti, non più solo Messi, diventano un “falso qualcosa”. È la bugia meglio raccontata al mondo.

FOTO: elpais.com

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43 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Non abbiamo il dato statistico su questo fondamentale , ma ad occhio il giocatore che attacca piu la profondità con questo modulo diventa Alves , il teorico terzino !
No ?

Santeria

10:55 AM  
Blogger Flavio said...

Grandissimo pezzo, Vale, complimenti davvero... io l'avrei chiamato "L'evoluzione della Specie".

In pratica ci stai raccontando che non servono più attaccanti (sia quelli "boa", che quelli da profondità), ma "semplicemente" fini palleggiatori: gente brava più che altro a fraseggiare continuamente negli spazi stretti, per tenere sempre il comando del pallone e sfinire l'avversario: facendo così prima o poi lo spazio si crea da solo per l'inserimento e la conclusione in porta, magari quella più semplice possibile, quella che per andare in gol non serve mica un killer d'area di rigore.
Scusa per la semplificazione, ma il concetto mi sembra questo o sbaglio?

Credo però che questo tipo di gioco possa realizzarsi soltanto in Catalogna, sponda Barça ovviamente, perchè soltanto lì ci sono i giocatori adatti alla situazione. Ma ti chiedo come si può, a tuo avviso, destabilizzare questo tipo di gioco, perchè letta così mi sembra davvero impossibile o quasi (a meno di partite stregate o sfortunate).

12:18 PM  
Blogger Francesco said...

Bellissimo articolo, complimenti.

3:40 PM  
Blogger Francesco said...

Secondo me una contromisura a un sistema del genere non esiste. Se i giocatori del Barca fanno bene tutto quello che devono fare vincono al 99%. Probabilmente le uniche strade praticabili sono quelle estreme: 11 giocatori dietro la linea della palla per un pareggio o una vittoria su palla inattiva; oppure avere una squadra che fa lo stesso tipo di gioco ma con migliori qualità individuali. Entrambe ipotesi abbastanza irrealistiche. L'unico avversario che può sconfiggere veramente il Barca è, oggi come oggi, il Barca stesso.

3:59 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Santeria
Sì, in questa partita Alves ha giocato ala, ed è stato il giocatore più aggressivo nei movimenti in profondità. Mi ha ricordato un po' Giuly ai tempi di Rijkaard.

@ Flavio
Grazie!

Relativizzo: non servono attaccanti se questo Barça gioca così, scusa la banalità :P
In altri contesti puoi creare spazi con il Drogba e l'Eto'o di turno, ovvio.

"servono..."semplicemente" fini palleggiatori"
Fini palleggiatori che si muovono senza palla, occhio. Se le due ali non restassero larghe impedendo ai terzini il raddoppio, se Messi e cesc non alternassero il movimento in profondità a quello incontro al portatore, se Iniesta non fosse il giocatore forse più intelligente al mondo nel defilarsi per ricevere palla sul lato scoperto dello schieramento avversario...se non ci fossero tutti questi movimenti senza palla il Barça sarebbe solo una squadra che si palleggia addosso. Lo spazio si crea col movimento, mica da solo, questa legge vale anche per loro :-).
E' il modo di crearli, senza dare alcun riferimento stabile che credo sia diverso da quello di tutte le altre squadre. Al tempo stesso è ovvio che senza giocatori con questa qualità un'idea del genere non sarebbe sostenibile. Non si può prescindere mai dai giocatori.

Questo sistema di gioco pone difficoltà nuove agli avversari. Sul 4-3-3 avevo detto che per me la miglior strategia era affrontarlo inziiando il pressing all'altezza del cerchio di centrocampo su Iniesta e Xavi. Qui invece il barça aggiunge un centrocampista, e non puoi avere gli stessi riferimenti del 4-3-3 senza scoprire un lato ai cambi di gioco blaugrana.
Quindi l'idea potrebbe essere abbassare ancora di più il baricentro (il Barça col 3-3-? ti ci costringe) e concentrarti solo sulle linee di passaggio dalla trequarti in su. Impossibile andare a pressare i 6 che stanno alla base del nuovo modulo di Guardiola, allora ti concentri semplicemente sulla tua difesa e sul tuo centrocampo, stando attento che stiano molto ravvicinati, la difesa al limite dell'area, non troppo alta, le due linee più concentrate sul gioco centrale che sulla fasce. Non una cosa da cavernicoli tipo quella del Milan al Camp Nou, direi una cosa molto difensiva ma più organizzata come quella del Sevilla al Camp Nou.
4-5-1 con due giocatori per fascia per colpire il Barça nella zona fra la mezzala e il terzo difensore.
Però alla fine Francesco ha ragione: se gioca al massimo è normale che il Barça. Ha i giocatori migliori ed è organizzatissimo. E' un'ovvietà ma è così.

@ Francesco
Grazie mille anche a te!

8:53 PM  
Blogger Andrea said...

Prima di tutto non posso evitare di aggiungermi alla lista dei complimento per il post. Ormai l’autore è un punto di riferimento per il giornalismo di qualità vera (almeno secondo me).

Sul Barça è difficile dire qualcosa di nuovo ormai (perciò questo post è ancora più lodevole…). Però io francamente dissento un po’ dal coro di osanna che leggo ovunque.
Primo perché onestamente l’opposizione del Santos è stata così minima che il trionfo mondiale non aggiunge troppo valore al sublime team catalano.
Secondo perché a mio avviso questo nuova corrente tattica di Guardiola non mi pare così tanto “evolutiva”. È sicuramente affascinante, perché innovativa, coraggiosa ed estrema, ma si basa troppo sulla qualità dei suoi interpreti. Provocatoriamente dico che si possono fare tutti i discorsi tattici che vogliamo, ma sono personalmente convinto che un infortunio (per esempio al ginocchio) che tenga fuori Messi per sei mesi e la corazzata blaugrana non vincerebbe né la Liga né tantomeno la Champions (vittorie che non sono per niente scontate anche con il meraviglioso numero 10). Io la vedo come una squadra sontuosa, fatta di interpreti geniali, nella quale spicca il più forte ed immarcabile giocatore che si sia mai visto. Gli esperimenti di Guardiola sono quasi una conseguenza in tal contesto, dettata secondo me in gran parte dal bisogno di tenere sempre alta la concentrazione e l’ambizione dei suoi giocatori e di non dare riferimenti per contromosse agli avversari.
Terzo, è uno stile di gioco molto spagnolo, forse la sublimazione di quello stile. Ma io non lo ritengo in sé migliore degli altri, perché se applicato ad una rosa diversa dai mostri del Barça diventa stucchevole ed inconcludente.

Andrea F

11:35 AM  
Blogger valentino tola said...

Grazie Andrea, il tuo commento è molto interessante e anche abbastanza condivisibile, anche se così sembra che mi contraddica rispetto a quanto scrivo nel post.

Sono d'accordo sul Santos, e infatti l'articolo più che una celebrazione della partita in sè (comunque entusiasmante) è la celebrazione di un ciclo.

Riguardo a Messi hai pienamente ragione: è un giocatore che di per sè fa guadagnare metri alla squadra, che a volte riesce a liberare i compagni per il semplice fatto di essere lì e attirare 3-4 avversari su di sè (il Messi di inizio carriera non aveva ancora maturato l'intelligenza per sfruttare questa capacità, era più "prendo palla e tanti saluti").
Però questo discorso vale per Guardiola come per Mourinho e per chiunque altro. Potrebbe Mourinho giocare con quella specie di 3-3-1-3 in fase di possesso, col doppio ruolo di Xabi Alonso, senza disporre dello stesso Xabi Alonso? No.
Le possibilità tattiche nascono dalle possibilità dei giocatori, dalla loro tecnica, dal loro fisico e (cosa forse più importante), dalla loro capacità di leggere il gioco. Io ricordo lo stesso Guardiola che, intervistato dopo l'ultima finale di Champions, alla domanda se potesse ripetere lo stesso gioco da un'altra parte, rispose: "sì, se arriva uno sceicco e mi prende sei-sette di questi giocatori...".

La differenza fra un allenatore normale e uno bravo è che quello normale se ha un Messi si preoccupa di tenere una squadra ordinata e poi lascia fare al genio; quello bravo invece proprio perchè ha Messi e Iniesta sa di poter organizzare un contesto tattico ancora più complesso e ricco.
Io da quando seguo il calcio non ho mai visto una squadra applicare i concetti che applica questo Barça: una tale combinazione di libertà creativa e al contempo organizzazione collettiva ferrea sembra miracolosa, ma non è lo sbocco inevitabile e logicamente necessario del fatto di disporre di Messi, Iniesta e Xavi. C'è un lavoro dietro.
Se quattro anni fa mi avessero detto che il Barça avrebbe finito con l'utilizzare questo sistema di gioco non so se ci avrei creduto.

"Gli esperimenti di Guardiola sono quasi una conseguenza in tal contesto, dettata secondo me in gran parte dal bisogno di tenere sempre alta la concentrazione e l’ambizione dei suoi giocatori e di non dare riferimenti per contromosse agli avversari."

Questo è un grande apunto, ma da comelo dici sembra una cosa da nulla, mentre secondo me è un merito grandissimo di Guardiola, forse il merito principale.
Il fatto che quando gli avversari stanno capendo come giochi tu sappia sempre sorprenderli con una nuova mossa, e che questa mossa ponga una nuova sfida (e dia nuove motivazioni) ai tuoi giocatori...beh, è difficile chiedere di più un allenatore!

"è uno stile di gioco molto spagnolo, forse la sublimazione di quello stile. Ma io non lo ritengo in sé migliore degli altri"

Sacrosanto. E' una cosa che tengo a sottolineare spesso, risultando anche un po' pedante. Io mi sono appassionato al calcio spagnolo proprio per questo stile di gioco basato sul contatto continuo col pallone, sull'idea quasi di "assaporarlo"...però il calcio è bello perchè esistono 150000 maniere diverse di giocare bene, e storco il naso quando si identifica il "giocare bene" in sè con quello che fa il Barça o la nazionale spagnola (che peraltro non sempre gioca così bene).

1:14 PM  
Blogger Andrea said...

Che dire, il tuo commento è meglio del post...

Su Guardiola però non vorrei essere frainteso: lo considero bravissimo, umile, veramente preparato. Questo Barça è assolutamente il risultato di un progetto duraturo, coerente e costosissimo, che parte da un lavoro oscuro (e spesso frustrante) fatto a partire dai ragazzini fino ai "quasi" campioni del Barça B, nel quale allenatori e società hanno un merito enorme.
Ma proprio per questo dissento da chi lo osanna o ne parla in termini di "evoluzione" del calcio. Secondo me si tratta di una Gioconda, un David... un'opera unica ed inimitabile.

Pensare di replicare questi concetti in altro contesto con altri interpreti significa averne una copia sbiadita. La tattica del Caos Organizzato di Guardiola (che a me ricorda molto il futsal) con giocatori medi sarebbe Caos vero.

Detto questo, penso anche (contraddicendomi, in parte) che di questa super squadra rimarranno delle tracce che, quelle sì, contribuiranno ad arricchire l'utipico concetto di "giocare bene" che tutti inseguono ispirando (ma già lo fanno) gli allenatori emergenti.

Andrea F

3:03 PM  
Blogger Flavio said...

Io credo chè c'è una stucchevole e ridicola tendenza a sottostimare il lavoro di Guardiola; cioè in giro, specialmente tra i pennivendoli italiani, si sente dire pubblicamente roba tipo: vince perchè ha Messi-Xavi-Iniesta, il suo gioco è quello inventato da Cruijff, se va via da Barcellona non è nessuno...beh è ovvio che avere Messi-Xavi-Iniesta costituisce indubbiamente un bel vantaggio, e che allenare il Barça non è esattamente la stessa cosa che allenare il Novara, però se fosse così ovvio vincere soltanto perchè si hanno i migliori giocatori al mondo allora potrei allenare anch'io Barcellona o Real e matematicamente dovrei centrare un triplete ogni anno. In fondo Schumacher e Barrichello avevano più o meno la stessa Ferrari ma il primo la guidava meglio o sbaglio?

Io dico che i meriti di Guardiola invece sono tantissimi, ed il fatto che cerchi continuamente nuove soluzioni nel calcio che intende proporre nè è la dimostrazione: avere più opzioni di gioco significa sorprendere l'avversario tanto quanto rigenerarsi, non so se mi spiego. Vogliamo poi parlare dell'aspetto mentale e motivazionale? Dello spogliatoio? Questa squadra ha vinto 13 titoli su 16 competizioni disputate da quando c'è Pep.
Indubbiamente il merito è dei giocatori, ma non solo; indubbiamente il merito è del mister, ma non solo. La verità sta nel mezzo: un gruppo di grandissimi giocatori sommato ad un grandissimo allenatore, è questa la semplice spiegazione di un fantastico triennio.

3:26 PM  
Blogger Francesco said...

Mi sembra fuori di dubbio che Guardiola sia l'allenatore perfetto per una squadra perfetta. Se sia anche l'allenatore perfetto per una squadra media o mediocre, probabilmente non lo sapremo mai, credo sia più che altro una questione di versatilità tattica e di dominio di registri. Nel calcio comunque l'allenatore migliore non è quello che in senso assoluto ha le maggiori conoscenze tattiche e capacità motivazionali (se così fosse, gente come Ventura o Galeone, tecnici vecchi ma molto esperti, sarebbero al top) ma chi riesce, a partire dalle sue conoscenze e capacità e compatibilmente con i giocatori di cui dispone, a costruire una squadra vincente.

In ogni caso mi sembra che in questo contesto discutere sulle capacità reali di Guardiola, per quanto interessante, sia un po' come distendere una cortina di fumo sulla discussione rispetto a ciò che stiamo vedendo. Un po' come fa Mourinho quando dice che Il Mondiale per club sono due partitelle, dimenticando non innocentemente che, partitelle o no, quello che si è visto in campo, non solo contro il Santos ma contro la stessa squadra da lui allenata, è stato in sé eccezionale. Se la sua filosofia, la più vincente degli ultimi dieci anni, è buoni giocatori + motivazione + sistema di gioco + preparazione fisica adeguata + spirito di squadra = vittoria, adesso siamo su un gradino evolutivo più alto: giocatori eccezionali + bel gioco = vittoria.

Il punto vero, reale è che qui abbiamo la fortuna di assistere dal vivo, ogni settimana, ad una squadra che trascende l'idea di calcio per avvicinarsi a quella di arte. E che per di più, contraddice in modo netto e inequivoccabile l'equazione per cui squadra bella = squadra perdente. Il Barcellona di adesso è una squadra che gioca benissimo e vince.

Se ci pensiamo, è una rivoluzione concettuale ma anche fisica, di tempo e di spazio. Ormai non ci sono più scuse. Il Barcellona è la dimostrazione che questo gioco, il calcio, è (o può almeno essere considerato) perfettamente coerente sotto ogni punto di vista. Non c'è fortuna o sfortuna che tenga, se non in minima, irrilevante parte. La squadra più forte gioca bene e vince, e se gioca bene vince. Punto. Ed è una bellissima sensazione.

6:01 PM  
Blogger Andrea said...

@ Francesco:
le squadre che vincono giocano bene per forza, o almeno giocano meglio delle avversarie.

Casomai ci sarebbe da definire cosa significhi "giocare bene", cosa che ritengo sterile ed impossibile. Anche questo Barça, seppur più forte delle avversarie, non è certo perfetta, come si è visto alcune volte in questa stagione (il goal del 1-0 al Camp Nou di Pato per esempio è stato orrendo da vedere, con un movimento della coppia Busquets-Mascherano da oratorio, anche il primo tempo del Bernabeu non è stato certo trascendentale, fino al fattore Messi).
Resto dell'idea che tutti questi osanna sono esagerati e, personalmente, ne resto fuori. Alla base c'è sempre una rosa stratosferica. Da lì nasce tutto. Poi c'è l'ottimo lavoro di Guardiola, della cantera, della società (la più ricca del mondo tra l'altro, che al momento potrebbe acquistare praticamente qualunque giocatore voglia) e di Messi: senza di lui probabilmente avremmo visto United-Santos...

Andrea F

9:30 AM  
Anonymous saracarbonero said...

Sinceramente,se il calcio fosse uno sport dove vince sempre il più forte perderebbe la dose di fascino che sempre lo ha contraddistinto, quindi se quello che dice Francesco divenisse realtà, potremmo anche smettere di seguire il calcio. Poi, se devo assistere ad una forma di arte, preferisoc vedere una mostra del Caravaggio piuttosto che una partita di calcio. Il calcio è lotta competizione, è odiare l'avversario, non una efebica forma d'arte. Forse è per questo che non mi piace il modo di giocare del Barcellona, Sembra davvero una squadra di calcio a 5. perchè gioca allo stesso modo. Ogni volta che li vedo giocare mi sembra di entrare nel film "Demolition Man" dove si vede una società futuristica nella quale tutti indossano un saio e cantano i ritornelli delle pubblicità al posto delle canzoni vere. No, grazie....

3:34 PM  
Blogger Flavio said...

Lo so che non c'entra niente con l'argomento però vorrei fare i miei complimenti a Luis Enrique che nonostante la piazza quasi impossibile, mangerà il panettone ma soprattutto sta iniziando a proporre un calcio piacevole. Ho visto qualche partita della Roma e si intravede un'idea di squadra che cerca di andare in una certa direzione: un calcio moderno ed offensivo (in Italia ne abbiamo davvero bisogno).

Per quanto riguarda invece l'accostamento Barcellona-opera d'arte, se partiamo dal presupposto che lo sport in genere può essere una forma di arte in quanto spettacolo, e in quanto "prodotto finito" di una individualità o di una somma di talenti umani organizzati, allora possiamo anche non scandalizzarci più di tanto se lo definiamo arte. Per me una forma d'arte è stata, ad esempio, vedere in azione Maradona oppure Federer, Valentino Rossi, o ancora i Chicago Bulls di M.Jordan e la nazionale di rugby neozelandese.

Non sono invece d'accordo con chi afferma che il Barça gioca sempre allo stesso modo: io infatti direi che gioca sempre con la stessa idea, cioè quella di un calcio basato sul dogma del possesso palla, ma non che gioca sempre allo stesso modo, perchè si vedono parecchie varianti...ora la difesa a tre, ora i 7 centrocampisti, ora le false ali, ora Fabregas falso centravanti; insomma sulla base di un'idea di gioco, un'identità fissa e immutabile partono una serie di variazioni e accorgimenti sempre diversi che rendono questa squadra sempre piacevole da guardare e, al contrario di ciò che si pensa, imprevedibile per noi spettatori, ma soprattutto per la squadra avversaria. Poi ovviamente questo calcio può piacere o meno, ma queste sono opinioni personali.

7:03 PM  
Blogger Flavio said...

E dopo Cuenca, a sopperire l'assenza di Afellay, ecco il sostituto di Villa: Tello.

12:08 PM  
Anonymous Anonimo said...

Bellissimo articolo e ancora meglio sono i commenti. Complimenti.
Giovanni Alcantara

9:56 AM  
Blogger valentino tola said...

@ Flavio
Come prima impressione, devo dire che non mi entusiasma Tello, la sua partita contro l'Hospitalet è stata decisamente gonfiata.

@ Giovanni Alcantara
Grazie come sempre per la stima! :-)

4:25 PM  
Blogger Flavio said...

Secondo me Tello ha mostrato qualità individuali non indifferenti. Certo, l'avversario era quello che era, però credo che il talento di base c'è tutto; aspettiamo certamente prove più serie, ma credo che le basi per avere un buonissimo giocatore ci sono tutte.

11:10 AM  
Anonymous saracarbonero said...

Vlentino, potresti per favore dirmi in media quanto costa un biglietto per una partita del Real Madrid? E mi potresti indicare anche un sito ove sia possibile prenderli??

12:58 PM  
Blogger valentino tola said...

Non so Sara, però da inizio febbraio faccio l'Erasmus proprio a Madrid, quindi sicuramente ti saprò dar qualche informazione in più...possiamo aggiornarci via mail, se vuoi.

1:29 PM  
Anonymous saracarbonero said...

Mi faresti un grossissimo favore, Grazie!!!

4:47 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

@ Sara: ovviamente sul sito ufficiale del Real: http://www.realmadrid.com/cs/Satellite/es/Prehome_ES2.htm

Puoi scegliere per quale partita prendere i biglietti e ordinarli online.

11:09 AM  
Blogger Flavio said...

Esiste qualche giocatore dell'Espanyol che possiede il profilo per poter giocare nel Barcellona?
"Non capisco questa teoria basato sul "profilo del Barcellona" quasi cercassimo di giocare in maniera diversa dagli altri. Noi cerchiamo solo di giocare in velocità e di monopolizzare il possesso palla. Non abbiamo inventato niente, non abbiamo altri segreti. Ci sono molte squadre che potrebbero giocare come il Barca, e l'Espanyol, sicuramente è una di queste".

http://www.repubblica.it/sport/calcio/calciomercato/2012/01/07/news/guardiola_complimenti-27737010/?ref=HRLS-6

12:46 PM  
Blogger Flavio said...

Ottima prestazione dei cugini, Barça però sottotono ed incapace di contrattaccare: se proprio possiamo trovare un difetto a questo Barça è quello di non sapersi adattare alla partita quelle poche volte che non riesce a proporre, per meriti altrui o per demeriti propri, il "solito" possesso palla; in particolare sconosciuta è la parola "contropiede", eppure i giocatori veloci (c.d. contropiedisti) e i giocatori capaci di fare un lancio di 40 metri non mancano di certo...

12:11 PM  
Blogger Flavio said...

Ottima prestazione dei cugini, Barça però sottotono ed incapace di contrattaccare: se proprio possiamo trovare un difetto a questo Barça è quello di non sapersi adattare alla partita quelle poche volte che non riesce a proporre, per meriti altrui o per demeriti propri, il "solito" possesso palla; in particolare sconosciuta è la parola "contropiede", eppure i giocatori veloci (c.d. contropiedisti) e i giocatori capaci di fare un lancio di 40 metri non mancano di certo...

12:12 PM  
Blogger Francesco said...

Vale hai visto il Derby? L'Espanyol ha giocato un partitazo! Fantastico Verdú ma mi é piaciuto molto anche Amat e in generale tutta l'abilitá dei periquitos nel liberarsi del pressing offensivo del Barça con pochi, precisi passaggi.

Ho inoltre l'impressione, dopo i goal all'Osasuna e quello di oggi, che Fabregas si stia riconvertendo definitivamente da cervello di centrocampo a attaccante alla Romario (vedi il secondo goal all'Osasuna), con meno spunto ma finissima tecnica. E penso che al giocatore questo nuovo ruolo non dispiaccia affatto. Una cosa é certa: Cesc é un giocatorre pazzesco.

12:49 PM  
Blogger valentino tola said...

@ Flavio
Non sono d'accordo. il Barça sa contrattaccare eccome, solo che non è una cosa che si trova a fare spesso, per ovvi motivi. Ieri "semplicemente" ha giocato male e l'Espanyol ha giocato meglio. Tutto qui, non credo si possano trarre considerazioni generali sul Barça dalla partita di ieri.

@ Francesco
Strepitoso Espanyol, strepitoso. Purtroppo ha sempre il problema della scarsa capacità realizzativa in area avversaria, a causa delle ristrettezze del mercato che costringono a ricorrere esclusivamente a giovani interessanti ma ancora non maturi come Alvaro Vazquez e Thievy, altrimenti ieri avrebbe vinto e in generale sarebbe più su in classifica.
Pochettino è uno degli allenatori più talentuosi in spagna, il modo in cui la sua squadra organizza l'inizio della manovra (Héctor Moreno poi da buon difensore messicano ha una classe notevole nell'impostare)e crea spazi sulla trequarti è splendido.
Sono contento di aver "difeso" Pochettino anche quando non ingranava molto il suo Espanyol.

http://calciospagnolo.blogspot.com/2010/04/fidatevi-di-pochettino.html

Verdù è il giocatore forse più importante, quello che fa giocare meglio i compagni, il "collante" che dà continuità e senso alla manovra, si avvicina a chi porta palla e poi smarca gli altri.
Però a me ancora di più è piaciuta loa partita di Sergio Garcia, che ha disordinato parecchio la difesa del Barça coi suoi tagli, e creato molto spazio agli altri attaccanti/trequartisti per sorprendere con quegli incroci così tipici del 4-2-3-1 di Pochettino.
Sergio Garcia è sempre stato un signor attaccante, magari un po' sprecone, ma dai movimenti preziosissimi oltre che dalla buona tecnica. Campione d'Europa 2008, ricordiamolo.

Comunque, vedendo la partita di ieri ma anche Athletic-Barça o quella di Getafe, e non solo, ancora non riesco a capire chi sostiene che la Liga sia così sbilanciata perchè le altre squadre sono troppo scarse. E' un'assurdità, il livello medio del campionato spagnolo di quest'anno è eccellente, non ha nulla a che vedere con gli anni scorsi. Io ho visto tante gare, e la maggioranza, anche quelle poco spettacolari, hanno qualcosa di interessante dal punto di vista tecnico o tattico.

3:25 PM  
Blogger valentino tola said...

Per la precisione, la sconfitta di Getafe fu più demerito del Barça...comunque mi riferisco anche a squadre che poi imbarcano una goleada ma in realtà hanno giocato benissimo, tipo il Rayo che dominò la prima mezzora al Camp Nou. Se poi una volta subito il primo gol a ruota arrivano anche gli altri non è colpa loro, vedi pure il Granada sabato.

3:28 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

Davvero ottima la figura dell'Espanyol ieri (non lo dico solo perchè ha bloccato i culè ma in generale). Pochettino si sta dimostrando un ottimo allenatore perchè come giustamente scrive Valentino sa anche fare le nozze con i fichi secchi dal punto di vista economico, formando una squadra ricca di giovani interessanti. Al di là della gara di ieri come si può giudicare l'inserimento di Romaric che è stato il nome di punta del mercato estivo? So che a Sevilla non ha avuto vita facile.
Ad ogni modo se riuscisse ad affiancare a Garcia una punta a la Tamudo, l'Espanyol farebbe un bel salto in avanti.

5:56 PM  
Anonymous Hellas said...

Vale, ma non è che Moggi si è trasferito a Madrid? :) Chissà Mourinho cosa ne pensa, peccato abbia perso la parola…

Al di là dei vari arbitraggi (non per fare polemica ma i 5 punti sono tutti lì) il Barcellona quest’anno proprio non mi convince. Molto male ieri sera, se un avversario nettamente inferiore come l’Espanyol crea così tanti pericoli le spiegazioni possibili sono tre: a) il Barca era disposto male in campo, b) l’Espanyol ha corso il doppio, c) entrambe le cose. Qual è la tua scelta?

8:51 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

@ Hellas: leggere di un culè che lamenta che a Madrid sono favoriti dagli arbitri è come il bue che dà del cornuto all'asino... Ovviamente senza far polemica. Tra l'altro non mi pare che domenica il Madrid sia stato favorito...

12:02 AM  
Anonymous Hellas said...

In una corsa a due qual è la lotta per la Liga sfavorire l’una squadra significa avvantaggiare l’altra, non è difficile da capire. E la mia non è un’opinione, né un’accusa, ma una constatazione: tra regali da un parte (Madrid) ed errori dall’altra (Barca) se fai due conti di quanto è successo da inizio stagione lo puoi vedere pure tu. Senza voler vedere per forza malafede, o almeno lo spero. E questo al di là di un Barca a marce ridotte, sono il primo a dirlo. Hincha, la verità è che a parti invertite Mourinho avrebbe tirato fuori il coltello, e non solo in senso metaforico. Leggevo oggi alcune sue dichiarazioni “io non parlo degli arbitraggi delle altre partite”: ipocrita, per non dire patetico, si può dire?

Poi se vogliamo far credere che la squadra che è stata di Franco (conosci costui?) e che da sempre ha agganci politici potentissimi (visto chi è il ministro dello sport?) sia perseguitata dagli arbitri, un po’ la filastrocca di Mourinho nell’ultimo anno (la stessa ripetuta al Chelsea e all’Inter, e già questo dovrebbe bastare), be allora scusa ma vuol dire credere alle favole. O a As, Relano e le foto ritoccate al computer, che in fondo è la stessa cosa.

Ultima cosa: io non tifo Barca, semplicemente mi piacciono il calcio offensivo e le giocate di Messi. Se per assurdo domani vendessero l’argentino ed arrivasse Trapattoni se ne andrebbe anche la mia simpatia. Per dire, qualche anno fa “tifavo” il Real dei galacticos perché mi piaceva gustarmi Zidane, Roberto Carlos e tutti gli altri. E sarebbe così pure oggi (Di Maria, Benzema ecc.) se non fosse per il teppista portoghese che siede in panchina.

1:39 AM  
Blogger Flavio said...

@Hincha, in sostanza è vero quello che dici (in realtà i "vantaggi" arbitrali più o meno si compensano) però, almeno a differenza di Mou, Guardiola non usa mai e dico mai la scusa degli arbitri quando perde: senza far polemica, è questione di stile (non oso immaginare cosa avrebbe detto il portoghese se al posto del Barça ci fosse stato il Real).

@Hellas è vero che c'era un mani grosso quanto una casa che probabilmente ha impedito di portare a casa i 3 punti, però mi soffermerei di più sull'aspetto mentale: secondo me in questa stagione il Barça ha problemi di concentrazione nelle sfide meno "pompate" a livello mediatico. Inoltre, noto che stanno mancando soprattutto i gol di Pedro, e di Villa: quest' ultimo è vero che mancherà fino al termine della stagione, ma anche prima non ha combinato granchè. In realtà segnano solo Messi e Fabregas... con Villa fuori tutta la stagione, Pedro lontano dalla forma e dallo scorso anno soggetto anche lui a piccoli ma fastidiosi infortuni, e Sanchez che bomber non lo è mai stato e forse mai lo sarà, io credo che sarebbe stato opportuno prendere a gennaio un altro attaccante anche perchè i canterani sono forti ma non si può pretendere già un "prodotto finito".

@Vale: sono d'accordo con te, dopo 5-6 mesi possiamo dire che questa Liga è un campionato "mediamente" molto interessante e di un buonissimo livello.

9:57 AM  
Anonymous Hellas said...

Flavio, non solo nelle sfide minori, a me il Barcellona di questa stagione non ha convinto appieno neppure nelle gare di cartello. In Champions con il Milan non mi è piaciuto per nulla, lo stesso discorso vale per le partite contro Valencia e Siviglia. Pure il tanto decantato 3-1 del Clasico non mi ha impressionato: troppi spazi dietro, e se Ronaldo faceva il suo non so come finiva. Di veramente convincente c’è il mondiale per club, ma lì gli avversari mi sono parsi proprio poca cosa.
Questo Barcellona mi ricorda quello di due anni fa post triplete: giocatori che corrono meno, e con meno rabbia agonistica. A pensarci bene in fondo è anche normale.

Nota a margine: Sanchez è stato acquistato per dare una mano a Messi ed Iniesta a scardinare le difese a suon di dribbling. Ha le sue scusanti – l’infortunio ed un nuovo modo di giocare – ma fin qui si son viste molte corse, qualche bel gol, ma ad oggi deve ancora saltare un avversario una volta che sia una.

1:27 PM  
Blogger Flavio said...

Sono d'accordo con te Hellas, anche se sono convinto che nelle partite che contano almeno a livello di concentrazione ci siamo. Poi è ovvio che il calo ci possa stare, la pancia piena comporta queste conseguenze...

Su Sanchez credo che tutto sommato il giocatore sta facendo benino; era quello il tipo di giocatore richiesto da Guardiola ed il suo inserimento già si sapeva che non sarebbe stato semplice. E' stato acquistato per i motivi che dicevi tu, se non salta l'uomo credo sia solo una questione di sicurezza del ragazzo, non si sente ancora a suo agio però nel suo DNA c'è questo tipo di giocata, così come forse non c'è il gol.

Piuttosto insisto sul fatto che stanno mancando Pedro e Villa, e che probabilmente un altro attaccante che vede la porta occorre acquistarlo, adesso o la prossima stagione.

2:38 PM  
Blogger Flavio said...

Anche se all'inizio di Barcellona-Milan e di Real Madrid-Barcellona ci sono stati a mio avviso errori di concentrazione, al di là della tattica dell'avversario e mi riferisco al Clasico.

3:20 PM  
Blogger Flavio said...

Comunque è stata eletta la formazione ideale della FIFA: Casillas; Alves, Piqué, Vidic, Ramos; Iniesta, Xabi Alonso, Xavi Hernández; Messi, C. Ronaldo, Rooney. All. Guardiola

Sono in larga parte d'accordo però al posto di Vidic avrei messo Thiago Silva; inoltre occorrerebbe verificare come potrebbe giocare Ramos a sinistra.

4:48 PM  
Anonymous Hincha Madridista said...

@Flavio: assolutamente d'accordo con te: Mou affronta la questione arbitri in tutt'altro modo, ma proprio perchè ha una diversa personalità, sposta il problema dalla squadra che magari ha giocato male e ha perso sull'arbitro che ha magari ha fatto un errore minimo. Ma è fatto così e a me come personaggio (opinione personale sin dai tempi dell'Inter) piace. Ramos a sinistra? Non so, credo che non abbia mai giocato in quella posizione. Comunque dalla formazione UEFA emerge che il duopolio Madrid-Barcelona si sta estendendo anche in Europa, e credo che finchè le due squadre manterranno l'attuale guida tecnica durerà ancora a lungo.

8:28 PM  
Blogger Flavio said...

Mourinho è un grandissimo allenatore, può piacere o meno il suo stile (a me ad esempio non piace), però è indubbiamente uno dei migliori; infatti, Hincha, vedrai che quest'anno vincerete almeno un titolo tra Liga e Champion's.
A me piace molto il lavoro che ha fatto su Benzema: quando è arrivato era spaesato e impaurito, adesso invece è un giocatore completo, oltre che straordinario: un crack.
Mourinho è a mio avviso il numero uno per come riesce a lavorare sulla testa dei suoi giocatori.

Su Ramos terzino sull'altro lato, devo dire che potrebbe starci, anche perchè mi sembra che il sinistro lo sappia usare discretamente (potrebbe avere meno difficoltà lui giocando a sinistra che Coentrao a destra), e tu che segui di più di me il Real potresti confermarmelo. Però credo che il suo futuro sia da centrale, dove ha tutte le doti per essere il nuovo Puyol: velocità, stacco di testa, aggressività; in più tecnicamente è superiore al capitano blaugrana.

Sul discorso Real-Barça credo non ci siano dubbi che stiamo parlando delle due squadre più forti d'Europa e non mi meraviglierei affatto se almeno per un quinquiennio si alternassero nelle vittorie di Liga e Champion's.

Ho invece una domanda per Valentino e per tutti voi sulla questione Guardiola-rinnovo: le parole su Bielsa erano di circostanza, oltre che di vera stima, oppure nascondono davvero l'intenzione di Pep di lasciare al termine della stagione? E se dovesse davvero andare via, chi vedreste bene sulla panchina blaugrana tra Bielsa, Pochettino, Luis Enrique o ancora qualcun'altro?

11:18 AM  
Blogger Flavio said...

ragazzi,un altro Clasico, mi raccomando stavolta facciamo i bravi :-)

6:26 PM  
Anonymous saracarbonero said...

@Flavio, bravi in che senso?? cioè voi farete i bravi e non ci castigherete troppo??

1:11 PM  
Blogger valentino tola said...

Ragazzi, io spero possiate fare i bravi in un nuovo post dove commenterò la partita invece che in questo che sta facendo la muffa :D
Purtroppo non ho tempo ora per aggiornare il blog, mi scuso.

2:00 PM  
Blogger Flavio said...

@sara, semmai è il contrario, sarà il Real stavolta a bastonarci...:-) no intendevo quello che ha detto Vale: parliamo solo di calcio giocato ed evitiamo le polemiche...

1:51 PM  
Blogger Flavio said...

Avrà fatto pure la muffa questo post ma a me la difesa a tre del Barcellona continua a non piacermi. Si sta perdendo il gioco sulle fasce; capisco che bisogna far giocare Fabregas, ma che si cerchi un altra soluzione per farlo giocare: rivoglio la difesa a 4.

9:56 AM  

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