mercoledì, maggio 23, 2012

Athletic-Barça, così uguali così diversi. Prima parte: il "juego de posición"


Barça-Athletic, finale di Copa del Rey, è la sfida fra le due squadre più offensive della Liga, ed è anche, ahinoi, l’ultimo confronto diretto, almeno per qualche tempo, fra Marcelo Bielsa e Pep Guardiola.
A partire dalla famosa “chiacchierata” di 11 ore fra i due (quando Bielsa, reduce dalle delusioni con la nazionale argentina, staccò dal calcio esiliandosi nella sua casa di campagna, dove un Guardiola deciso invece a iniziare la sua carriera di tecnico si recò in cerca di consigli) e dalle ricorrenti dichiarazioni di stima di Guardiola verso il Loco (inserito fra i propri ispiratori, assieme a Van Gaal, Lavolpe e Juanma Lillo), i due son stati sempre accomunati dalla medesima filosofia di gioco che affonda le proprie radici nella rivoluzione del Calcio Totale all’olandese degli anni ’70.
Guardiola ha rappresentato il punto più alto di un modello come quello del Barça, che partendo dai primi tentativi, un po’ più isolati, di Rinus Michels alla guida della prima squadra nel 1973, e di Laureano Ruiz alla guida del settore giovanile nel 1972, si è affermato con Johan Cruijff e il suo Dream Team, passando per Van Gaal e Rijkaard. Un calcio che concepisce l’equilibrio di squadra a partire dal controllo totale del pallone, superando la separazione schematica fra fase difensiva e offensiva.
Marcelo Bielsa invece passa alla storia del calcio sudamericano come una sorta di “terza via” nello stucchevole dibattito fra “bilardisti” e “menottisti” che ha segnato un’epoca del calcio sudamericano. Chi seguiva Bilardo predicava un calcio cinico (e eticamente non irreprensibile, a dirla tutta) e difensivo; la scuola di Menotti invece un calcio che privilegia la tecnica e la libera espressione dei talenti offensivi.
Bielsa rompe con questa dicotomia perché propone un calcio sì offensivo, ma dall’approccio sistematico, in cui è l’enfasi sull’organizzazione maniacale dei movimenti offensivi l’elemento discriminante, più che il semplice possesso-palla e la libertà dalla trequarti in su che invece caratterizza altri allenatori sì offensivi ma diversissimi dal Loco come il duo Valdano/Cappa o Manuel Pellegrini. Un calcio dagli schemi (a partire dalla scelta fissa per il 3-3-1-3 o 4-3-3) e dai ritmi che richiamano appunto più la tradizione olandese che quella sudamericana. Per bocca dello stesso Bielsa: “Esa es, para mí, la gran clasificación de los entrenadores: los que privilegian la resolución del juego a través de las respuestas individuales o los que acentúan en la preconcepción de esas respuestas. Creo en eso más que en la división entre defensivos y ofensivos. Esa caracterización es sumamente engañosa, porque los equipos no están preparados para una cosa o la otra, sino para las dos, en proporciones que nadie puede determinar de antemano."

La base è quello che in Spagna chiamano “juego de posición” , dove il possesso-palla ha l’obiettivo di creare situazioni di superiorità giocando rasoterra da un reparto all’altro, senza saltarne nemmeno uno (non solo quindi dai difensori ai centrocampisti e da questi agli attaccanti, ma anche il portiere deve se necessario smarcare i difensori alle spalle della prima linea avversaria che va in pressing). Apparentemente banale ma fondamentale non saltare nemmeno un passaggio della sequenza portieredifesacentrocampoattacco, perché di passaggio in passaggio si permette a tutta la squadra di salire in blocco nella metacampo avversaria mantenendo inalterato il disegno tattico (anche se all’interno di questo i giocatori si possono scambiare le posizioni) e mantenendo soprattutto costanti le distanze fra i reparti.
E’ un “gioco di posizione” perché il pallone e le posizioni dei giocatori “viaggiano” sempre insieme: è per questo che in più di un’occasione il Barça rinuncia alla possibilità di contropiede se le posizioni e le distanze fra i suoi giocatori non sono assicurate. Il primo rischio da evitare è quello di perdere il pallone, il secondo quello di allungare la squadra. Il “titic-titoc” di passaggi del Barça che qualcuno può trovare noioso (opinione legittima, qui non discutono mai i gusti) è in realtà una necessità vitale per sostenere un undici tanto offensivo, che diversamente non potrebbe mai sostenere 90 minuti di  andirivieni da una metacampo all’altra.
E’ per questo che il miglior Xavi diventa una preziosa arma difensiva, con la sua capacità di congelare il possesso e dare i tempi per salire a tutta la squadra. Il possesso-palla condiziona la fase difensiva non perché “se la palla ce l’abbiamo noi allora gli altri non ce l’hanno”, ma perché se i giocatori restano vicini quando ho il possesso lo saranno anche quando la perdo, e col blocco già nella metacampo avversaria sarà più facile esercitare un pressing che non nasce dal nulla.
Per fare questo occorrerà “girare” il sistema difensivo avversario, facendolo correre verso la propria porta, con centrocampo e difesa schiacciati l’uno sull’altro, l’attaccante o gli attaccanti isolati e senza il tempo e le distanze per rilanciare il gioco.
Per “girare” il sistema difensivo avversario occorre creare le superiorità da un reparto all’altro: se crei queste superiorità nel mentre che pallone e posizioni viaggiano insieme, hai raggiunto l’equilibrio e il controllo delle transizioni, quindi domini.


Tutto ciò pretende dai giocatori il rispetto di una serie di principi di condotta, con e senza palla, che distinguono il juego de posición da un semplice possesso-palla.

1) I giocatori non si dovranno mai disporre sulla stessa linea, bensì smarcarsi alle spalle della linea avversaria e distribuirsi formando una serie di triangoli per il campo. Da qui il ricorrente utilizzo di formazioni come 4-3-3 e 3-3-1-3.
2) Quello che conta non è necessariamente la superiorità numerica in una determinata zona, bensì la superiorità “posizionale”. Cioè in una determinata zona potranno anche esserci più avversari, ma se riesco a trovare l’uomo libero alle spalle di una linea avversaria allora pongo le premesse per generare un’altra superiorità alle spalle della linea successiva, come in una catena.
3) L’”uomo libero” è un concetto fondamentale nel juego de posición. L’uomo libero lo posso trovare o alle spalle della linea avversaria, come sopra, oppure sul lato opposto, cambiando gioco. Triangoli, giocatori ravvicinati e superiorità numerica nella zona della palla non hanno ragione d’esistere senza un riferimento largo, un “uomo libero” sul lato opposto, che può essere a seconda dei momenti del gioco o l’ala incollata alla linea del fallo laterale, oppure (una volta che l’ala taglia al centro) il terzino che ne rileva la posizione sovrapponendosi, oppure ancora una mezzala o un trequartista che si allontana volontariamente dalla zona della palla per offrire la possibilità di questo cambio di gioco (lavoro che Iniesta svolge magnificamente).
I due aspetti sono strettamente legati e necessari uno all’altro, perché l’uomo incollato al fallo laterale occupando quello spazio creerà lo spazio per un maggior numero di appoggi centralmente, e al tempo stesso allargherà il sistema difensivo avversario costringendolo a dividere le attenzioni: stringo più al centro e lascio scoperta la fascia sul cambio di gioco oppure mi preoccupo anche delle fasce ma corro il rischio di andare in inferiorità al centro? Così sarà più facile trovare l’uomo libero, che sia tra le linee sulla trequarti oppure largo con la possibilità di conquistare il fondo. In generale, anche se i reparti in blocco devono sempre mantenere le distanze, è sempre necessario, non solo sulle fasce, l’uomo che si allontana per generare questi spazi.
È anche chiaro che per eseguire questo gioco bisogna disporre della qualità per far correre rapidamente il pallone (farlo correre molto più di quanto non corrano i giocatori) da un lato all’altro senza rischio di perderlo, perché se alzo tanto i terzini per guadagnare più giocatori al centro, con una palla persa a centrocampo sarei spacciato sul contropiede avversario. Purtroppo questo non l’ha capito chi ritiene il juego de posición l’ennesima formula vincente a prescindere e cerca di scimmiottare malamente il Barça.
4) Posto che si gioca sempre in 11 contro 11 e quindi un uomo in più non ce l’abbiamo, come provocare allora l’apparizione dell’”uomo libero”?  Passando o portando palla a seconda dei casi. Se l’avversario gioca con una sola punta e io con due difensori centrali, allora uno dei miei due centrali sarà libero di avanzare palla al piede. Poiché non trova opposizione, gli avversari si sentiranno in dovere di andargli incontro per impedirgli di avanzare ulteriormente. A questo punto, se un avversario gli va incontro automaticamente dovrà lasciare un po’meno custodito un altro dei miei compagni, che si troverà in “superiorità posizionale” alle spalle della linea avversaria. E’ a quel punto, una volta “provocato” l’avversario, che il mio difensore potrà liberarsi del pallone e passarlo all’”uomo libero”. Questi potrà ricevere, girarsi, puntare, attirare un altro avversario che prima non aveva addosso e smarcare a sua volta un altro “uomo libero”. E così via. Nel juego de posición non ha senso passarsi il pallone tanto per passarselo, se prima non si è attirato l’avversario.
Se invece l’avversario difende con due punte sui miei due difensori centrali, allargo questi il più possibile in modo da generare il “dilemma” di cui al punto 3: il discorso dell’ampiezza per allargare la difesa avversaria e la necessità del riferimento sul lato opposto alla zona della palla valgono in ogni zona del campo, perché i principi per creare superiorità mantenendo la squadra equilibrata sono gli stessi, da un reparto all’altro. Questo tipo di inizio dell’azione potrà avere come variante la cosiddetta “salida Lavolpiana” (il vertice basso del centrocampo retrocede fra i due difensori centrali per avere la superiorità sui due attaccanti avversari). In ogni caso, poiché nessun reparto può essere saltato nell’elaborazione della manovra, sono indispensabili difensori con capacità nell’impostazione. Non solo e non necessariamente buon piede, ma anche la capacità di distinguere quando passare e quando portare palla per generare superiorità.

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